2025 · Palazzo Costantino e di Napoli · PalermoPalazzo Costantino e di Napoli · PalermoPalazzo Costantino e di Napoli · 巴勒莫

Icone di Scarto废弃的圣像

A solo exhibition (28 Sep, 16 Nov 2025) where Solia’s works don’t merely occupy Palazzo Costantino e di Napoli, they inhabit it, merging with its fractures and architectural remnants. Curated by Alessandra Agogliaro and Novella Hoffer.

Using reclaimed wood, cardboard, old doors and urban debris, Solia creates “decaying icons”: essential, almost primitive figures emerging like relics from a forgotten alphabet. The work does not restore the past but reveals the spiritual tension hidden within ruin itself, waste transfigured into presence.

Mostra personale (28 set, 16 nov 2025) in cui le opere di Solia non occupano semplicemente Palazzo Costantino e di Napoli: lo abitano, lo percorrono, lo contaminano, intrecciandosi a crepe e frammenti di architettura. A cura di Alessandra Agogliaro e Novella Hoffer.

Con legno, cartoni, vecchie porte e scarti urbani, Solia crea “icone fatiscenti”: figure essenziali, quasi primitive, reliquie laiche di un alfabeto perduto. Non restaurare il passato ma rivelare la tensione spirituale nascosta nella rovina stessa, lo scarto fatto presenza.

个展(2025年9月28日至11月16日)中,Solia 的作品并非仅仅占据 Palazzo Costantino e di Napoli:它们栖居其中、穿行其间、浸染其里,与裂缝和建筑碎片交织。由 Alessandra Agogliaro 与 Novella Hoffer 策展。

YearAnno年份2025
LocationLuogo地点Palermo

01ImagesImmagini图像

02In depthApprofondimento深入解读

Icone di Scarto explores the dialogue between memory, decay and the sacred through the interaction between Leone Solia's works and the historic spaces of Palazzo Costantino e Di Napoli in Palermo. Rather than simply occupying the palace, the works inhabit and transform it, merging with its fractures, surfaces and architectural remnants.

Using reclaimed materials, discarded wood, cardboard, old doors and urban debris, Solia creates “decaying icons”: essential, almost primitive figures that emerge like relics from a forgotten alphabet. His paintings do not attempt to restore the past, but to reveal the beauty and spiritual tension hidden within ruin itself.

White pictographic marks appear on worn surfaces as traces of a new contemporary sacredness, where cracks, scars and discarded matter become symbols of resistance and memory. Through this process, waste is transformed into presence, and the monumental is brought back into the fragile reality of everyday urban life.

Developed following the exhibition Exodology in Venice and produced during an artist residency in Palermo, Icone di Scarto represents a further evolution of Solia's research into materiality, sacred imagery and the poetic power of decay.

Dall’incontro tra Leone Solia e gli spazi di Palazzo Costantino e Di Napoli, si configura un dialogo tra ciò che fu e quel che resta. Icone di Scarto non si colloca semplicemente negli spazi del palazzo ma li abita, li percorre, li contamina.

In questo orizzonte si inscrive la visione di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e Cesira Palmeri di Villalba, figure di rilievo nel panorama culturale italiano, che hanno promosso un dialogo tra memoria storica e ricerca contemporanea. Dalla direzione delle attività artistiche presso l’Aranciera / Museo Bilotti di Villa Borghese a Roma alla creazione del Museo Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona a Rende, Bilotti ha collaborato con artisti di calibro internazionale come Jenny Saville, Damien Hirst, Jannis Kounellis e Michelangelo Pistoletto. È in questo contesto, e attraverso l’attivazione degli spazi storici di Palazzo Costantino e Di Napoli, che si colloca l’opera di Leone Solia, come naturale prosecuzione di un percorso curatoriale coerente e di lunga durata.

Protagonista è l’”icona fatiscente” primeva, che sorge da un movimento spontaneo, inconscio e impulsivo, cui l’artista non intende opporsi. Non si tratta di una mera rappresentazione pittorica, né di un esercizio formale, è bensì un tentativo di restituire alle immagini una potenza evocativa che avvicina profondamente al sacro. Nel disporsi contiguo delle figure per i locali, queste sembrano trascendere la propria contingenza suggerendo di esservi sempre appartenute. Una schiera di strutture totemiche si dispone tra gli spazi della corte: appese tra colonne e balconi feriti dalla corrosione, presenze essenziali ora custodi, ora giudici, interrogano la postura dello spettatore.

I fasti barocchi riecheggianti nel marmo rosso della scala monumentale o nelle rifiniture color oro delle boiserie, si intrecciano alle superfici dipinte dall’artista: cartoni recuperati dalle strade, pannelli lignei, porte dismesse, non vengono esposti come semplici quadri ma si fanno attori che, incastonati nella materia precaria del palazzo, ne rigenerano i frammenti di architettura e arredo. Solia non cerca di restaurare lo splendore passato della struttura, ma di farne risuonare la condizione presente. Le sue icone fatiscenti si inseriscono tra le crepe, negli interstizi, come se l’ambiente stesso le avesse generate. In questo innesto tra gesto pittorico e superficie degradata, l’immagine sacra si spoglia della sua monumentalità, riconsegnandosi al quotidiano urbano in una nuova forma di solennità quasi primitiva.

I segni bianchi, essenziali, si inscrivono su supporti già segnati dal tempo, sui quali si stagliano pittogrammi rapidi che si svelano reliquie laiche, effigi spoglie ridotte all’ossatura: simulacri geometrici che sembrano provenire da un alfabeto perduto. Qui la pittura non rappresenta, ma rende possibile il manifestarsi di immagini trascurate in grado di convertire il rifiuto in un simbolo, un segno che interroga il suo stesso potere di apparire. Qui l’icona non emerge per restaurare, ma per resistere.

Principi del percorso espositivo sono materiali poveri che con gli stucchi intrecciano una danza di segrete corrispondenze, mettendo in scena una tensione tra rovina e rivelazione. L’artista affida allo scarto il ruolo custode di un nuovo sacro; il supporto, effimero, precario, escluso dal ciclo vitale della merce, amplifica la potenza evocativa del segno. Privilegiare l’uso di materiale di recupero risponde a un’urgenza: assumersi la responsabilità della rovina, per trasfigurarla. I graffi e le crepe non decorano, ma trattengono: tavoli, ripiani di compensato, vecchie porte contengono frammenti cangianti di memoria sedimentata negli strati di superficie.

Le immagini dipinte non coprono il legno ma ne esaltano le ferite, rendendolo tramite e testimone di una presenza magnificata. Il tratto dell’artista, come fosse un sigillo, è in grado di riattivare la potenza dormiente del reale. L’arte sacra si rovescia qui in una dimensione dove non è l’oro, ma lo squarcio a donare unicità: vecchi fogli di giornale ricostruiscono umili i pavimenti assenti, scambiando dal basso sguardi con l’opulenza degli affreschi illesi.

Nei lacerti trasfigurati da Leone Solia, l’aura sopravvive come residuo. Icone disadorne emergono imponenti, invitando il pubblico a una riflessione sulle possibilità d’espressione del sacro nel contemporaneo.

La transizione si annuncia con Exodology, tenutasi lo scorso giugno alla Fondazione Donà dalle Rose a Venezia, sotto la guida di Chiara Donà dalle Rose. “L’ultima mostra che ho fatto è stata una depurazione” racconta Solia; l’artista ha ricoperto di bianco alcuni dei collage storici esposti in precedenza, facendo emergere un nuovo nucleo simbolico, una trinità di pittogrammi, che ha riorientato significativamente la sua ricerca. In questa traiettoria, che intreccia il patrimonio architettonico con le urgenze del presente, Solia ha sviluppato le opere per Icone di Scarto durante la residenza estiva a Palermo presso la Fondazione Donà, consolidando un percorso coerente con la visione curatoriale e mecenatistica di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e Cesira Palmeri di Villalba.

a cura di Alessandra Agogliaro e Novella Hoffer

从 Leone Solia 与 Palazzo Costantino e Di Napoli 空间的相遇之中,形成了一场关于「曾经是」与「如今所余」之间的对话。「废弃的圣像」并非仅仅落脚于宫殿的空间之中,而是栖居其间、穿行其中、浸染其中。

在这一视野之中,铭刻着 Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona 与 Cesira Palmeri di Villalba 的构想,这两位在意大利文化界举足轻重的人物,推动了历史记忆与当代研究之间的对话。从主持罗马博尔盖塞别墅 Aranciera / Bilotti 博物馆的艺术活动,到在伦德创立 Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona 博物馆,Bilotti 曾与 Jenny Saville、Damien Hirst、Jannis Kounellis 及 Michelangelo Pistoletto 等国际级艺术家合作。正是在这一背景之下,通过对 Palazzo Costantino e Di Napoli 历史空间的激活,Leone Solia 的作品得以在此落地,成为一条连贯而长期的策展路径的自然延续。

主角是那原初的「破败的圣像」,它源自一种自发的、无意识的、冲动性的运动,艺术家无意与之对抗。这并非单纯的绘画性再现,也非某种形式练习,而是一种试图将图像重新赋予深深接近神圣之感召力量的努力。当这些形象在各个空间中相互毗邻地排布时,它们似乎超越了自身的偶然性,仿佛暗示着自己一直归属于此。一列图腾式的结构陈列于庭院的各个空间之间:悬挂于被侵蚀所伤的立柱与阳台之间,这些本质性的存在,时而如守护者,时而如审判者,向观者的姿态发出诘问。

回响于纪念性大理石阶梯的红色大理石,或护墙板金色收边之中的巴洛克盛景,与艺术家所绘制的表面相互交织:从街道回收而来的纸板、木板、废弃的门扇,它们并非作为简单的画作被展示,而是化身为演员,嵌入宫殿岌岌可危的物质之中,令建筑与陈设的碎片得以再生。Solia 并不试图修复这座建筑昔日的辉煌,而是让它当下的境况得以回响。他那些破败的圣像嵌入裂缝与缝隙之间,仿佛正是环境本身孕育了它们。在这场绘画姿态与颓败表面的嫁接之中,神圣的图像剥离了自身的纪念性,以一种近乎原初的庄严,重新归还于城市的日常。

那些白色的、极简的痕迹,铭刻于早已被时间打上印记的支撑物之上,其上矗立着迅疾勾勒的图形符号,显露为世俗的遗物、被削减至骨架的赤裸肖像:仿佛来自一种失落字母表的几何拟像。此处,绘画并非再现,而是使那些被忽视的图像得以显现,将废弃转化为一种象征,一个质询自身显现之力的符号。此处,圣像并非为了修复而浮现,而是为了抵抗而存在。

贯穿展览路径的原则,是那些与灰泥交织成一场秘密对应之舞的贫乏材料,上演着废墟与启示之间的张力。艺术家将守护一种新的神圣之职责,托付给了废弃之物;那脆弱、岌岌可危、被排除在商品生命周期之外的支撑体,放大了符号的感召之力。偏爱使用回收材料,回应着一种迫切之需:承担起废墟的责任,将其转化升华。那些划痕与裂缝并非装饰,而是留存:桌案、胶合板搁板、旧门之中,蕴藏着沉淀于表层层理之中、变幻不定的记忆碎片。

绘制的图像并未覆盖木材,而是彰显了它的伤痕,使其成为一种被放大的存在的媒介与见证。艺术家的笔触,宛如一枚印记,能够重新唤醒现实中沉睡的力量。神圣的艺术在此发生倒转:赋予其独一无二之感的,不是黄金,而是那道裂口:陈旧的报纸以谦卑之姿重构了缺席的地面,从低处,与未受损的湿壁画之奢华相互对望。

在 Leone Solia 所转化的这些残片之中,灵韵作为一种残余得以幸存。质朴无华的圣像巍然浮现,邀请观众思考神圣在当代所能拥有的表达可能性。

这一转变的序曲,早在去年六月于威尼斯 Fondazione Donà dalle Rose 举办、由 Chiara Donà dalle Rose 主持的「出离学」(Exodology)展览中便已宣告。「我做的最后一场展览,是一场净化,」Solia 讲述道;艺术家将此前展出的部分历史性拼贴作品覆以白色,令一个新的象征核心浮现,一组三联图形符号,这一举动显著地重新定向了他的研究方向。在这条交织着建筑遗产与当下迫切议题的轨迹中,Solia 在巴勒莫 Fondazione Donà 举办的夏季驻留期间,创作了「废弃的圣像」的作品,巩固了一条与 Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona 及 Cesira Palmeri di Villalba 的策展与赞助视野相一致的连贯路径。

策展:Alessandra Agogliaro 与 Novella Hoffer